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Stratospheric Analyses and Forecasts 2025/26

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nevofilo95

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La "forza" mostrata da molti di questi run perturbatori suggerisce un'alta probabilità di un condizionamento troposferico completo:


• Successo del Coupling: Quando così tanti membri dell'ensemble concordano sulla rottura del vortice, aumenta la fiducia nel fatto che l'anomalia possa "percolare" verso la troposfera.


• Tempistiche: Nonostante l'intensità in stratosfera, i modelli indicano che gli effetti al suolo (gelo e neve a quote basse) non sarebbero immediati. La finestra temporale più probabile rimane la seconda metà di febbraio (dopo il 10-15 febbraio).


• Effetto "Rimbalzo": Alcune analisi suggeriscono che prima del gelo vero e proprio (causato dallo split), potremmo avere una fase di "blocco" atlantico già a fine gennaio, che preparerebbe il terreno all'arrivo delle masse d'aria polari.
 

nevofilo95

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La chiave per la propagazione è il NAM (Northern Annular Mode). Se nei prossimi aggiornamenti vedremo i run perturbatori convergere verso valori di NAM inferiori a -3.0 alla quota di 10 hPa, lo "split" passerà da ipotesi a previsione ad alta affidabilità per un evento storico a metà febbraio.
 

Alessandro 81

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Buongiorno a tutti e un felice fine settimana. Di seguito un analisi della situazione. Questo oggi il titolo dell articolo sarà il seguente :
EP-flux ECMWF e vortice polare: quando il disturbo è reale, ma il “major warming” non è ancora scritto

https://users.met.fu-berlin.de/~Aktuell/strat-www/wdiag/diag.php?alert=1&lng=eng&hem=nh


Se metto in fila tutti i pannelli EP-flux (analisi 16 gennaio e forecast fino a +240 h) e li confronto con il pannello “temp_wind” (vento zonale a 60°N e gradiente termico polare), la storia che mi raccontano è abbastanza lineare e coerente : la stratosfera risulta al momento dinamicamente viva, le onde planetarie stanno davvero interagendo col vortice, ma al momento il quadro somiglia più a una sequenza di disturbi e riassetti (con molto “gioco” in alta stratosfera) che a un imminente SSW maggiore. La differenza non è semantica: in letteratura, un major SSW non è “qualche tinta rossa in quota” o “un vortice un po’ storto”, ma un evento in cui il wave driving riesce a indebolire a tal punto il getto notturno polare da portare a una vera inversione del vento zonale medio (e a un collasso del gradiente termico che lo sostiene). Ed è esattamente qui che, guardando i pannelli odierni , io non vedo ancora il salto di regime.

Prima di entrare nel merito, chiarisco come li leggo il tutto . Nei diagrammi EP-flux, le frecce sono la firma del trasporto di attività d’onda (in pratica: quanta “spinta” riesce a propagare verso l’alto e verso il polo). Lo shading “u-change” mi dice dove quell’attività d’onda viene assorbita o rifratta e quindi dove cambia il vento zonale medio: blu = tendenza a decelerare i westerlies, rosso = tendenza a riaccelerarli. Questo è il cuore del meccanismo onda–flusso medio descritto dalla teoria TEM: quando l’onda converge e deposita momento, induce circolazioni secondarie e può frenare il jet stratosferico; se invece l’attività d’onda diverge o viene rifratta, il getto tende a riprendersi.

Parto dall’analisi del 16 gennaio. Qui possiamo osservare che c’è un segnale che, per me, conta: alle alte latitudini (circa 70–90°N) compare una zona ampia di u-change negativo che abbraccia buona parte della media-alta stratosfera (grossomodo tra 30 e pochi hPa, con massimi molto marcati attorno a 5–20 hPa). In parallelo, le frecce ci mostrano un trasporto d’onda che sale dalle medie latitudini e “punta” verso il settore polare. Questo è wave driving vero, non un disturbo cosmetico: significa che la troposfera sta pompando attività d’onda e che parte di quell’energia sta effettivamente frenando la circolazione zonale in area polare. Detto in modo semplice: il vortice viene martellato.

Nei pannelli successivi relativi al breve termine (da +24 h a +96 h) il modello ci fa vedere un comportamento che, in stratosfera, è molto comune: al forcing iniziale segue un tentativo di riassetto in quota. In pratica, l’onda continua a propagare verso l’alto, ma una porzione della risposta del sistema tende a concentrarsi in alta stratosfera (1–3 hPa) con aree estese di u-change positivo alle altissime latitudini. Questo “rimbalzo” in alto non è un dettaglio: spesso è il segnale che il vortice, pur disturbato, non sta cedendo in modo progressivo e verticale, ma sta redistribuendo la risposta su livelli dove l’accoppiamento verso il basso è meno immediato. È uno dei motivi per cui, quando si parla di SSW, io preferisco sempre guardare se il massimo del drag (blu) si ancora ai livelli 10–30 hPa, perché lì si gioca la parte decisiva.

Ed ecco perché, nella sequenza mostrata , la finestra che mi interessa di più è quella tra le +120 + e le144 h (21–22 gennaio). In questi due pannelli compare un nucleo di u-change negativo molto più convincente e centrato tra circa 5 e 10 hPa, con latitudini nell’intorno 55–70°N, accompagnato da un EP-flux robusto che entra in stratosfera e tende verso il polo. Se deve esistere un “colpo buono” capace di indebolire davvero il getto stratosferico, è questo: non tanto perché prometta automaticamente un warming maggiore, ma perché è la configurazione più coerente con un’effettiva deposizione di momento in media stratosfera. Il problema è che, subito dopo, la struttura torna a diventare più mista.

Tra le +168 h e le +216 ore (23–25 gennaio) e poi a +240 ore (26 gennaio) vedo infatti un’evoluzione in cui l’alta stratosfera rimane molto attiva, con aree estese di accelerazione (rosso) alle latitudini polari tra 1 e 3 hPa, mentre la decelerazione (blu) tende a essere più diffusa ma meno “tagliente” e spesso traslata verso la fascia 20–50 hPa. Nel pannello a +240 ore, per esempio, è evidente la doppia anima del segnale: da un lato un forcing d’onda ancora presente e una zona di u-change negativo alle alte latitudini in media stratosfera; dall’altro una risposta molto pronunciata in alto con accelerazione dei westerlies sul polo. Questa combinazione, di nuovo, mi parla più di vortice disturbato e in continua regolazione fine che non di una traiettoria “pulita” verso l’inversione del vento a 10 hPa.
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A questo punto, però, entra in gioco il pannello più “spietato” e dettagliato di tutti: il temp_wind. Perché qui non si discute di impressioni ma di criteri diagnostici. Se sto davvero andando verso un major SSW, devo vedere il vento zonale medio a 60°N crollare a 10 hPa fino allo zero e oltre (inversione), e devo vedere il gradiente termico polare collassare o invertirsi in modo coerente con il riscaldamento del polo. Nel grafico, invece, la previsione (linee nere) mantiene i westerlies nettamente positivi a 10 e 30 hPa: ci sono oscillazioni e un po’ di “nervosismo” stratosferico, ma non c’è nessuna corsa credibile verso lo zero. Ancora più netto il segnale termico: il gradiente 90°N–60°N nelle proiezioni scende verso valori molto negativi (quindi polo relativamente più freddo rispetto a 60°N) e non mostra quel ribaltamento che mi aspetterei in presenza di un warming maggiore imminente. Se devo essere onesto fino in fondo, questo è il punto che smonta la narrativa “SSW dietro l’angolo”: si può avere tanta wave activity e persino un vortice deformato, ma finché vento e gradiente termico non vanno nella direzione giusta, parlare di major warming è prematuro.

Qui secondo me nasce anche l’equivoco che si vede spesso sul web: si confonde un disturbo stratosferico (o un warming minore, o una warming pulse) con un major SSW. La letteratura è chiara nel distinguere gli eventi che soddisfano i criteri oggettivi da tutto il resto, e proprio perché la terminologia è stata usata in modo “elastico” per anni, diversi lavori hanno insistito su definizioni robuste e riproducibili. La sequenza, che ho postato oggi, rientra più nel campo dei disturbi significativi e della potenziale pre-condizionatura del vortice (quindi una fase che può aumentare la sensibilità del sistema a successivi impulsi d’onda), non in quello del collasso imminente.

Questo non significa che “non succede nulla” o che la stratosfera sia irrilevante: al contrario. I pannelli ci dicono che c’è wave driving e che il vortice non è in modalità monolitica; e sappiamo bene che gli estremi stratosferici, quando maturano, possono poi propagare verso il basso e modulare AO/NAO per settimane. Ma proprio perché la catena fisica è delicata, io preferisco restare ancorato ai segnali che, in climatologia, accompagnano davvero gli eventi maggiori: persistenza del forcing, deposizione di momento in media stratosfera, indebolimento del vento a 10 hPa, collasso/inversione del gradiente termico. Con i pannelli che ho condiviso oggi, il primo ingrediente c’è a tratti, gli ultimi due no.

Se devo chiuderla con una frase “da me”, senza vendere facili certezze a nessuno : sì, il vortice è sotto disturbo e vale la pena seguirlo giorno per giorno; no, al momento non ho in mano i pezzi diagnostici per dire che siamo davanti a un imminente riscaldamento stratosferico maggiore. Se la storia cambia, lo vediamo subito: nel momento in cui il vento a 10 hPa/60°N comincia a scendere in modo continuo verso lo zero e il gradiente termico polare smette di essere negativo e collassa, allora sì che diventa sensato parlare di SSW in senso forte. Fino ad allora, io lo terrei nel cassetto dei “disturbi importanti ma non risolutivi”, che in pieno inverno sono molto più frequenti di quanto sembri guardando solo i titoli.
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granneve

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Si, in effetti è così. Vedendo un po' tutti i parametri aggiornati, direi che ci manterremo pressochè stabili, senza grossi scossoni fino a tutta la prima decade di febbraio. Per stabili intendo una evoluzione sulla falsariga di quella dell'ultimo periodo e attuale, con media instabilità, quache azione più fredda mista tra sub-polare marittima e artica, tra fine gennaio e i primi di febbraio, ma con Stratosfera che rimane a modulare o ad assecondare le manovre Tropo, direi queste piuttosto dinamiche e con attitudine a discreto inverno per Europa, a fasi alterne per Mediterraneo. Nel frattempo, scongiurate riprese importanti della forza del VP, che sembra segnato sotto tono per tutta la stagione. Il NAM, nel frattempo tornato negativo, direi che al più potrà fare qualche balzo prossimo verso +0,4/+0,5, difficilmente oltre, per poi ridiscendere progressivamente e anche bene dal 10/15 febbraio. Il quadro esaminato, dunque, a oggi, deporrebbe per svolte interessanti verso metà febbario e poi per l'ultimo mese invernale, quindi direi dal 15 febbario al 15/20 marzo. Tutti i parametri sembrerebbero prendere una piega per più significativa destrutturazione del VP, magari anche importante che potrebbe portare a eventi interessanti, nella fascia citata 15 febbraio/20 marzo e naturalmente a condizioni di precoce Final Warming marzolino..
 

andi

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Non credo ci serva granché un SSW a fine febbraio marzo però! Ormai è primavera
 

Alessandro 81

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Una buona domenica a tutti voi e a tutti coloro che seguono il forum di meteodue. Anche oggi, nonostante sia domenica, riporto la mia solita a analisi. Il titolo dell analisi odierna sarà il seguente : Vortice Polare “martellato”, ma non “in ginocchio”: la diagnosi incrociata EP-flux + venti zonali (ECMWF/FU Berlin, 17–27 gennaio 2026)

La sequenza che andrò a mostrarvi è utile proprio perché mette insieme due cose che, prese da sole, spesso ingannano: la “geometria” del trasporto d’onda (frecce EP-flux) e la risposta del vento medio (u-change), poi confermata/negata dalla serie del vento zonale a 60°N e dal gradiente termico 90–60°N. I prodotti FU Berlin, basati su analisi e forecast ECMWF, sono pensati esattamente per questo tipo di lettura: capire dove le onde planetarie riescono a propagare e dove invece depositano momento, modulando il VP.

Dal punto di vista fisico, la cornice è quella della Transformed Eulerian Mean: l’EP-flux è una misura “integrata” del trasporto di attività d’onda e la sua divergenza/convergenza si traduce in accelerazioni o decelerazioni del vento zonale medio (wave–mean flow interaction). È il linguaggio classico con cui, da Matsuno in poi, si descrive il meccanismo dei riscaldamenti stratosferici e, più in generale, dei disturbi del vortice.

Venendo ai pannelli EP-flux che vanno dalle 12 alle 240ore possiamo dire quanto segue: tra le 96 e 144 ore (21–23 gennaio) la firma è quella di un impulso d’onda piuttosto serio, con frecce molto robuste che risalgono e si “focalizzano” alle alte latitudini; in parallelo compare un nucleo blu ben riconoscibile tra circa 10 e 3–5 hPa intorno a 55–70°N. Questo è, in pratica, il segnale di frenata del flusso zonale in alta/medio-alta stratosfera dovuta al deposito di momento delle onde: è il tratto più “interessante” dell’intera sequenza, perché qui il VP non è solo disturbato in modo superficiale, ma viene realmente sottoposto a wave drag in quota. È una dinamica coerente con ciò che la letteratura identifica come precursore dei grandi eventi stratosferici: quando il forcing d’onda è anomalo e persistente, la stratosfera risponde rallentando il jet polare.

Il punto, però, è cosa succede dopo. Già nelle 216ore (26 gennaio) e ancor più a 240ore (27 gennaio) il pattern vira verso un segnale di recupero: in alta stratosfera, soprattutto tra 5 e 1–2 hPa alle alte latitudini, possiamo notare come l’u-change tende a diventare diffusamente positivo (arancio/rosso), cioè indica ri-accelerazione delle westerlies. In parole povere: l’onda può anche continuare a “spingere” (le frecce restano molto presenti in alto), ma il sistema non sta andando verso una perdita strutturale e persistente del vento medio; sta piuttosto riorganizzando il flusso e ricostruendo velocità zonale in quota. Questo comportamento è compatibile con un VP che subisce una frustata importante, ma che poi torna a compattarsi, e qui entra in gioco anche un concetto molto classico: la propagazione verticale delle onde planetarie è selettiva e dipende dal background wind (criterio di Charney-Drazin). Se le westerlies sono troppo forti o la “guida d’onda” non è favorevole, l’energia tende a essere assorbita/rottamarsi in alto o a non penetrare bene verso la bassa stratosfera.
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Ed è qui che il pannello “Zonal mean wind and fluxes 60°N” diventa la cartina di tornasole. La serie del vento zonale a 60°N mostra sì oscillazioni e qualche fase di indebolimento, ma il dato chiave resta piuttosto chiaro : a 10 hPa e 60°N non vedo, nella previsione, un avvicinamento credibile allo zero, figuriamoci un’inversione duratura. Questo, dal punto di vista formale, pesa moltissimo perché la definizione WMO/Charlton-Polvani del Major SSW si basa proprio sull’inversione del vento zonale medio a 60°N e 10 hPa (e tipicamente su una concomitante riorganizzazione del gradiente termico).

Anche i pannelli del gradiente termico 90°N–60°N vanno letti in quest’ottica: un Major warming “vero” tende a presentare un ribaltamento significativo della struttura termica polare e un collasso del vortice in bassa/media stratosfera; qui, invece, il segnale resta più coerente con un VP che continua a mantenere una struttura invernale (gradiente medio ancora favorevole alle westerlies), con oscillazioni sì, ma senza il classico cambio di regime.

Quindi, in base a quanto descritto fino a qui, io la situazione la metterei così, in modo netto e chiaro senza creare castelli campati in aria : i pannelli EP-flux mi raccontano un forcing d’onda reale e anche robusto nella finestra compresa tra il 21–23 gennaio, però la risposta del vento medio e soprattutto la serie a 60°N mi suggeriscono che siamo più vicini a un disturbo “alto” (upper-strat, con frenate importanti ma non risolutive) che a un Major SSW con propagazione verso il basso. La differenza non è accademica: l’accoppiamento stratosfera-troposfera che può proiettarsi sul tempo europeo su scale di 2–6 settimane è molto più robusto quando l’anomalia arriva e persiste in bassa stratosfera (30–50 hPa) e poi “scende” verso la troposfera, cosa che nei grandi compositi è ben documentata.

Morale della favola (ed è qui che, secondo me, vale la pena non farsi prendere né dall’entusiasmo né dal pessimismo): sì, il VP viene disturbato e questo può favorire un pattern emisferico più ondulato e meno “autostradale”; però, allo stato attuale, non vedo la firma di un ribaltamento stratosferico capace di imporre da solo una svolta meteo clamorosa in Europa. In questi casi, l’ago della bilancia torna spesso alla troposfera: la stratosfera modula, amplifica o smorza, ma non necessariamente comanda. È anche il motivo per cui, in letteratura, l’attenzione operativa ricade spesso su indicatori come l’eddy heat flux a 100 hPa e sulla sua persistenza, perché è lì che si misura quanto “martello” stia davvero arrivando dal basso e per quanto tempo.
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https://users.met.fu-berlin.de/~Aktuell/strat-www/wdiag/diag.php?alert=1&lng=eng&hem=nh
 

granneve

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Mahh, per me più di qualcosa cambierà nei forecasts, fosse in buono o in peggio, ma cambierà. O il determinismo vedrà blocchi o le proiezioni index dovranno per forza mutare. Non è compatibile un forcing atlantico quasi forsennato, come i modelli, e di più ECMWF, fanno vedere, in particolare tra fine mese e il 1 febbraio, con l'andamento index descrittivi. Questi sono dati dal 27 gennaio: AO e NAO molto negativi, poi moderatamente negativi fino a inizio febbraio; PNA da negativo a molto positivo. Queste son proiezioni index da blocco atlantico con PNA molto positivo e NAO-AO negativi! Da dove spunta fuori sta roba insulsa sotto, con Atlantico in pompa magna.. Mahh
 

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Mahh, per me più di qualcosa cambierà nei forecasts, fosse in buono o in peggio, ma cambierà. O il determinismo vedrà blocchi o le proiezioni index dovranno per forza mutare. Non è compatibile un forcing atlantico quasi forsennato, come i modelli, e di più ECMWF, fanno vedere, in particolare tra fine mese e il 1 febbraio, con l'andamento index descrittivi. Questi sono dati dal 27 gennaio: AO e NAO molto negativi, poi moderatamente negativi fino a inizio febbraio; PNA da negativo a molto positivo. Queste son proiezioni index da blocco atlantivo con PNA molto positivo e NAO-AO negativi! Da dove spunta fuori sta roba insulsa sotto, con Atlantico in pompa magna.. Mahh
Esatto e' quello che dico da giorni,fosse cosi bisognera rivedere gli indici,cosa che gia e' stata discussa piu di qualche anno gli ultimi inverni.
 

SnowKnight85

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Giustamente, come da indicazione di @firenze3, riporto qui il link delle mappe strato proposte sull'altro 3D:

Di seguito netto il link con una raccolta di mappe su base ECMWF per monitorare il VP alle varie quote:

Omnibus Science - Interazioni Stratosfera Troposfera

;)

(P.S.: per quelle su base GFS il provider del servizio - sito del Sig. Zachary D. Lawrence - non le sta generando dall'08/01/2026, per quello le odierne non sono disponibili)
 

Serpico

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Mahh, per me più di qualcosa cambierà nei forecasts, fosse in buono o in peggio, ma cambierà. O il determinismo vedrà blocchi o le proiezioni index dovranno per forza mutare. Non è compatibile un forcing atlantico quasi forsennato, come i modelli, e di più ECMWF, fanno vedere, in particolare tra fine mese e il 1 febbraio, con l'andamento index descrittivi. Questi sono dati dal 27 gennaio: AO e NAO molto negativi, poi moderatamente negativi fino a inizio febbraio; PNA da negativo a molto positivo. Queste son proiezioni index da blocco atlantico con PNA molto positivo e NAO-AO negativi! Da dove spunta fuori sta roba insulsa sotto, con Atlantico in pompa magna.. Mahh

è quello che dico anch'io, atlantico senza senso con queste proiezioni
 

Alessandro669

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Occhio perché si tratta di uno split termico non a livello di geopotenziali quindi di natura diversa rispetto al classico split simil 2018, in quanto a carico totalmente di flussi di calore in Atlantico e poco o nulli su Pacifico.
L’azione si traduce in forte allungamento della struttura a 10 hpa ma non c’è divisione quindi gli effetti possono essere diversi o non esserci proprio.
 

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Bassa stratosfera a 10 giorni:

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Conseguenze in alta stratosfera a 15 giorni:

GFS 00

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ECMWF 00

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Avevano ragione i longer a ipotizzare che quell'anomalia in bassa stratosfera sarebbe stata una bomba a orologeria.
 
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