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Stratospheric Analyses and Forecasts 2025/26

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Marcomid

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snowpiercer2012

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Vallerano vt
non ha senso guardare la dimensione dei lobi ora, tanto come vedi le carte sono così ballerine che hanno poca ragione di essere commentate. Già che vede lo split sono contento e porto a casa. Poi si vedrà
Ovviamente si commenta per quello che si vede non per quello che sara realmente e questo non vabbene se ci sara risonanza
 

Alessandro669

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È proprio la dinamica a 144/168 che é da monitorare, i gm stanno inquadrando il cambiamento di asse a 168/192 ( asse che allunga sul Canada e apre verso Siberia / zemilja per intenderci seppur in modi diversi ).
Quadro molto buono che permette un forte scambio meridiano, proprio da lì poi possono nascere nuovi attriti verso là strato, motivo x cui vediamo a volte warming più o meno intensi e quindi split o solo bilobazioni.
 

Alessandro 81

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Una buona giornata a tutti. Prima di iniziare , vi voglio offrire, anche se in ritardo un caffè virtuale a tutti.
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Titolo del nuovo aggiornamento: EP-flux in spinta e VP sotto pressione: vi spiego io, passo passo, cosa sta succedendo

Ragazzi, amici miei di Meteodue, prendo tutta la sequenza dei pannelli EP-flux ECMWF (dall’analisi fino a +240 ore) e la metto insieme al pannello “zonal mean” (venti a 60°N e gradiente termico 90N–60N), così la leggiamo come se fossimo lì davanti alle carte, a quattr’occhi.
La prima cosa che voglio farvi notare è questa: in questa run non sto guardando “un pannello isolato”, ma un film. E nel film si vede chiaramente che l’atmosfera prova a sparare verso l’alto un impulso d’onda consistente. Quando vedo le frecce dell’EP-flux che puntano verso l’alto e con componente verso il polo, per me quello è il segnale che la troposfera sta cercando di “dialogare” con la stratosfera: stanno salendo onde planetarie, e se riescono a depositare momento lassù, iniziano a frenare i westerlies del vortice.

Nel pannello di analisi del 27/01, il forcing è già impostato: le frecce sono ben organizzate tra le medie-alte latitudini, e mi dicono “ok, le onde stanno entrando in stratosfera”. Però allo stesso tempo, nello shading dell’“u-change” (cioè quanto cambia il vento zonale), in alta stratosfera vedo ancora zone rosse sul settore polare: significa che il VP, alle quote più alte, non è ancora in ginocchio, anzi prova ancora a tenere botta e a spingere. Quindi qui io non dico “è già tutto fatto”: dico “il forcing c’è, ma il vortice non ha ancora mollato”.
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Tra +24 e +48 ore (28–29/01) il segnale resta coerente e si organizza meglio. L’EP-flux continua a puntare verso l’alto e si concentra più verso le alte latitudini: è il classico preludio. Io lo leggo così: le onde insistono, trovano un ambiente che pian piano consente loro di trasferire energia e momento al flusso medio, e quindi preparano il terreno alla decelerazione.
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Il momento in cui la faccenda diventa seria lo vedo tra +72 e +96 ore (30–31 gennaio). Qui, per me, arriva la “zampata”. Lo shading vira in modo netto su azzurri/blu alle alte latitudini, tra circa 2 e 10 hPa: questo è il segnale di una decelerazione importante del vento zonale in alta stratosfera polare. E contemporaneamente le frecce diventano molto fitte e verticali: significa che l’onda sta lavorando in modo più efficace, non è più “un tentativo”, è un forcing che sta davvero disturbando il vortice. In parole povere: il VP entra nella sua zona di stress, perché gli stai togliendo giri al motore proprio nel punto dove di solito è più robusto.
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Poi arrivo a +120 ore (01/02) e qui vedo un comportamento che io considero “tipico” delle fasi di disturbo non ancora risolutive: compaiono di nuovo aree rosse in alto, come se il vortice provasse a riorganizzarsi e a ri-accelerare alle quote più elevate, mentre sotto non vedo ancora una frenata continua e compatta su tutta la colonna. Questo passaggio per me è fondamentale, perché mi dice che siamo in un braccio di ferro: l’onda spinge, il vortice prova a ricompattarsi “di testa”, e la partita vera diventa capire se la decelerazione riesce a consolidarsi anche nelle quote chiave (10–30 hPa) oppure resta più confinata in alto.
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Tra +144 e +168 ore (02–03/02) noto segnali un po’ più interessanti sul discorso “colonna”: non è ancora un quadro pulito e definitivo, però comincio a vedere una maggiore impronta del disturbo che non riguarda soltanto un sottilissimo strato in alto. Questo, per me, è importante perché se il disturbo deve diventare qualcosa di davvero pesante, deve riuscire a “sporcarsi le mani” anche in stratosfera media, e non restare solo un colpo in cima.
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A +192 e +216 ore (04–05/02) il film mi mostra ancora chiaramente il braccio di ferro: in alto vedo contrasti forti, con zone che tornano rosse (accelerazione) alternate ad aree blu (decelerazione), mentre più sotto compare una tendenza più estesa a valori negativi dell’u-change. Io la traduco così: sopra il vortice tenta di rimettere ordine, sotto però l’effetto del forcing inizia a lasciare un segno un po’ più ampio. Non è il classico “crollo totale”, è più un vortice che oscilla tra tentativi di recupero e nuove botte.
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E arriviamo al +240 ore (06/02): qui mi torna fuori un segnale che, a livello visivo, è molto eloquente. L’EP-flux appare ancora ben indirizzato verso l’alto e verso il polo in alta stratosfera, e sul cappuccio polare si vede una decelerazione marcata alle quote più alte. Però, contemporaneamente, noto che attorno a 5–10 hPa compaiono segnali di “reazione” (aree più calde/rosse), come se il vortice provasse a mantenere una cintura westerly più efficiente appena sotto. Quindi io non la leggo come “evento già chiuso e deciso”: la leggo come “disturbo forte in alto, ma con un vortice che cerca ancora di non farsi sfondare nel suo cuore dinamico”.
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Ed è qui che entra in gioco il pannello zonal mean temp_wind, che per me è la cartina tornasole perché non racconta impressioni: racconta numeri. Guardando i venti zonali a 60°N, mi accorgo che restano positivi alle varie quote: quindi, in questa sequenza, non sto vedendo la firma tipica di un “major warming” classico con inversione netta del vento a 10 hPa. Però vedo una cosa che pesa: tra fine gennaio e inizio febbraio c’è una flessione evidente dei westerlies, più marcata in alta stratosfera (1–5 hPa) e più attenuata scendendo verso 10 e 30 hPa. Anche il gradiente termico 90N–60N mostra segnali di disturbo, ma non mi dà ancora l’idea di un ribaltamento profondo e duraturo alle quote più basse. Questo, per me, è il punto: disturbo sì, anche forte, ma la parte “decisiva” non è ancora chiaramente compromessa.
Quindi, se devo dirvela come la direi al bar con voi: il VP sta prendendo una bella botta in alto, e in un paio di step (soprattutto tra 30 e 31 gennaio) si vede proprio che l’onda riesce a frenare parecchio la macchina. Però, al momento, il vortice prova ancora a riorganizzarsi e a non farsi trascinare giù nel range 10–30 hPa in modo netto e continuo. E sapete qual è la cosa che io terrò d’occhio nei prossimi aggiornamenti? Una sola, ma decisiva: se la frenata che oggi vediamo molto forte “di testa” diventa più coerente anche attorno ai 10 hPa e poi prova a propagare verso il basso. Perché è lì che si passa dal “disturbo importante” al “cambiamento di regime” che poi può avere conseguenze più concrete anche sotto, in troposfera.
In poche parole: adesso siamo nella fase in cui basta un altro impulso d’onda ben piazzato per far fare al VP un salto verso una destabilizzazione più seria, ma basta anche un calo dell’attività d’onda perché il vortice, soprattutto alle quote medie, trovi modo di ricompattarsi. È un equilibrio delicato, e secondo me le prossime emissioni ci diranno se l’atmosfera sta costruendo davvero una propagazione verso il basso oppure se resta un disturbo alto, forte ma più “gestibile”.
 

Alessandro 81

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dall'8 siamo finiti al 13...a questo punto spero, come hanno già detto alcuni, che ci possa andar bene anche senza split, perchè se aspettiamo a lui stiamo freschi
Guarda serpico, ti capisco benissimo: quando vedi che “dall’8 siamo finiti al 13” ti viene spontaneo pensare che stiamo sempre a rincorrere l’evento e che, se aspettiamo lo split “perfetto”, finiamo a guardarlo col binocolo.

Però te la dico come la vedo io, senza girarci intorno: non è che senza split siamo automaticamente fregati. Lo split è la versione più eclatante e “pulita” del disturbo, quella che fa scena e che spesso lascia un segnale forte. Ma per portare a casa qualcosa in troposfera può bastare anche un vortice semplicemente indebolito, più stirato, magari in displacement o comunque meno compatto, con un flusso che perde un po’ di giri e lascia spazio a onde e blocchi. In pratica: non serve per forza spaccare il motore in due, a volte basta che cominci a “girare male” per cambiare la musica sotto.

Io, più che fissarmi sulla parola split, guardo due cose: se il forcing d’onda continua a martellare e se la frenata riesce a scendere almeno un po’ verso le quote chiave (10–30 hPa) o comunque a mantenere il VP sotto stress. Se quello succede, anche senza l’evento da copertina, puoi comunque avere un pattern più favorevole a manovre in troposfera nei giorni successivi.

Quindi sì: capisco lo scoramento sul rinvio, ma non la vivrei come “o split o nulla”. A me interessa che il VP resti vulnerabile e che non riparta a razzo. Se resta “zoppicante”, anche senza spaccarsi, può bastare per farci vedere dinamiche più interessanti.
 

Serpico

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Morre di Baschi (TR) - 520 m.s.l.m
Guarda serpico, ti capisco benissimo: quando vedi che “dall’8 siamo finiti al 13” ti viene spontaneo pensare che stiamo sempre a rincorrere l’evento e che, se aspettiamo lo split “perfetto”, finiamo a guardarlo col binocolo.

Però te la dico come la vedo io, senza girarci intorno: non è che senza split siamo automaticamente fregati. Lo split è la versione più eclatante e “pulita” del disturbo, quella che fa scena e che spesso lascia un segnale forte. Ma per portare a casa qualcosa in troposfera può bastare anche un vortice semplicemente indebolito, più stirato, magari in displacement o comunque meno compatto, con un flusso che perde un po’ di giri e lascia spazio a onde e blocchi. In pratica: non serve per forza spaccare il motore in due, a volte basta che cominci a “girare male” per cambiare la musica sotto.

Io, più che fissarmi sulla parola split, guardo due cose: se il forcing d’onda continua a martellare e se la frenata riesce a scendere almeno un po’ verso le quote chiave (10–30 hPa) o comunque a mantenere il VP sotto stress. Se quello succede, anche senza l’evento da copertina, puoi comunque avere un pattern più favorevole a manovre in troposfera nei giorni successivi.

Quindi sì: capisco lo scoramento sul rinvio, ma non la vivrei come “o split o nulla”. A me interessa che il VP resti vulnerabile e che non riparta a razzo. Se resta “zoppicante”, anche senza spaccarsi, può bastare per farci vedere dinamiche più interessanti.

condivisibile il tuo discorso, e ovviamente spero che sarà cosi 👍
 

Eug29

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segnalo gfs6z wave atlantica più stazionaria ed introvisa. netto miglioramento in gfs a livello stratosferico, tra le 144 e le 240.
 

Eug29

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Comunque io vedo buoni segnali di conessione strato-tropo in gfs 1769596778326.png
1769596789623.png
C'è una buona risonanza della attivazione della wave 2, sinotmo che quanto epsresso da alessandro dove nei grafici da lui postati si inizia a vedere un prova di conessione del distrubo a tutte le quote, con risposta strato tropo sull'impulso creato in zona atlantica.
 
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