
Ci vorrebbe una cosa del genere, considerando che questo è accaduto il 21 marzo....
Gfs18 frena in strato rispetto al 12z. Split ( se avviene) posticipato in questo run.
Si split confermato ma ritardato di un paio di giorni. Asse pure leggermente cambiato. Insomma ancora troppe e continue variazioni, attendiamo il 3.lo posticipa leggermente
Bene, siamo ancora in gioco, vediamo se incassa definitivamente, penso che entro il 3-4 Febbraio potremo sapere come andrà....ammesso che vale tutto quello che si è detto, che seppur non con livelli di condizionamento prolungati (in caso di split e inversione), il tempo in tropo sarà dinamico per tutta la stagione e credo anche per i primi mesi primaverili. Certo, se avvenisse anche la storicità del collasso del VP e inversione dei venti zonali avremmo anche un altro tassello da poter quanto meno mettere in archivio come bellezza di evento, dato per scontato che nemmeno in quel modo avremmo la certezza dell'evento storico.Una buona giornata a tutti. Di seguito un analisi sullo stato del vortice polare. Titolo del nuovo articolo: EP-flux ECMWF 12–240h + Zonal Mean: il VP prende una sberla in alta strato, poi prova a ricompattarsi ma resta “stressato” sotto
Ragazzi, vi metto in fila il ragionamento usando tutta la sequenza EP-flux (12→240h) e il pannello “temp_wind”. Prima chiave di lettura, così parliamo la stessa lingua: le frecce sono il flusso di Eliassen–Palm (quindi quanta attività d’onda prova a salire e a convergere verso il polo), mentre i colori sono la tendenza del vento zonale medio (u-change): blu = frenata dei westerlies, rosso = accelerazione/recupero del jet. In strato, quando le frecce entrano “decise” e compare blu in area polare, stiamo guardando un deposito di quantità di moto che mette in difficoltà il vortice.
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Parto dall’Analisi/12h (28 gennaio): si vede già una struttura d’onda ben impostata che risale dalla media latitudine. In troposfera (circa 300–200 hPa) c’è un segnale di forcing tra ~35 e 45N, con frecce che puntano verso l’alto: è il classico “motore” che può alimentare la propagazione verticale. Sopra, tra 10 e 3 hPa, però, si nota anche un’area rossa importante ad alte latitudini: vuol dire che in quel momento il night jet in alta strato non è affatto “molle”, anzi tende a rinforzare, quindi il sistema parte ancora con un vortice che non sta cedendo gratis.
A +24h (29 gennaio) la musica cambia: aumenta la componente verticale delle frecce tra ~45–60N e si vede un primo nucleo blu tra ~20 e 40 hPa attorno a 50–60N. Non è il colpo pieno, ma è un segnale coerente con un’onda che riesce a infilarsi e inizia a lavorare sul flusso medio, soprattutto in strato media.
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Il salto di qualità vero arriva tra +48h e +72h (30–31 gennaio). Qui, guardate la struttura: le frecce diventano molto verticali e robuste e vanno a “sparare” dentro la stratosfera alta, e contemporaneamente compare un blu enorme tra circa 2–10 hPa e 60–75N. Questo è, senza girarci intorno, il classico pattern da wave driving efficace: l’onda non sta solo salendo, sta convergendo e sta frenando in modo netto i westerlies dove il vortice è più sensibile. Se devo dirla come la direi a voce: in quelle 48–72 ore ECMWF vede un VP che prende una bella martellata in alta strato.
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A +96h (1 febbraio) si vede che il colpo è passato il massimo: la propagazione resta presente, ma comincia a comparire un segnale rosso alle quote più alte (1–2 hPa) e alle alte latitudini. Questo, nella pratica, spesso è il “rimbalzo” del sistema: dopo una frenata importante, l’alta stratosfera tende a provare un recupero del getto, oppure cambia il modo in cui l’onda interagisce col flusso di fondo (non è raro vedere alternanza frenata/recupero in cima, mentre sotto resta una cicatrice più duratura).
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A +120h (2 febbraio) il messaggio è proprio questo: in alto (1–3 hPa) torna un segnale di accelerazione su settore polare, mentre l’attività d’onda rimane visibile ma meno “dirompente” rispetto a 30–31. È come se il VP dicesse: ok, ho incassato, ma provo a ricompattarmi sopra.
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Ed è qui che diventano interessanti +144h, +168h, +192h, +216h (3–6 febbraio): l’alta stratosfera continua a mostrare fasi di recupero (rosse) a tratti, però in parallelo si intravede una fascia più credibile di decelerazione (blu) che tende a prendere spazio tra ~20 e 70 hPa e tra ~60 e 80N. Questo dettaglio per me vale oro, perché è la zona dove inizi a capire se l’episodio resta “rumore” in alta strato o se lascia un’impronta capace di scendere di quota. Non stiamo vedendo un crollo lineare, ma vediamo un VP che, pur tentando di rinforzare in alto, continua a essere disturbato e a perdere qualcosa nella colonna medio-bassa.
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Arriviamo al +240h (7 febbraio): qui il quadro si fa più “a due piani”. In alta strato si nota ancora un gioco di spin-up/spin-down (con aree rosse e blu vicine), mentre tra ~10 e 30 hPa sul lato polare compare di nuovo blu, e le frecce restano impostate in modo da alimentare l’interazione. Tradotto: ECMWF, a 10 giorni, non ci sta dicendo “tutto finito”, ci sta dicendo “il vortice prova a recuperare in alto, ma sotto resta vulnerabile e la dinamica d’onda continua a bussare”.
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Ora, incrociamo col pannello “temp_wind”, che è quello che mette i piedi per terra. Il vento zonale a 60N resta positivo a tutte le quote: a 10 hPa e 30 hPa siamo su valori ancora da vortice “in piedi”, con una flessione ma senza reversal. E questo è il punto chiave: per parlare di Major SSW servirebbe la classica inversione del vento medio a 10 hPa/60N, e qui non la vediamo. Quello che vediamo invece è coerente con quanto racconta l’EP-flux: una frenata importante soprattutto in alta strato (1–5 hPa calano e poi si assestano), mentre la media strato (10–30 hPa) perde un po’ di giri ma rimane westerly. Anche il gradiente termico 90N–60N resta mediamente negativo (quindi Polo più freddo di 60N), con qualche oscillazione: segnale di disturbo e rimodulazione, non di ribaltamento completo del sistema.
Se devo dare la “diagnosi” in modo chiaro per il forum: questa sequenza non mi racconta un VP che collassa in modo secco e definitivo; mi racconta un VP che viene colpito duro tra 30 e 31 gennaio in alta stratosfera, poi tenta un recupero nella parte più alta, ma resta disturbato e non pulito nella colonna medio-bassa. È una configurazione che può preparare terreno a una fase più favorevole a AO/NAO negative nelle settimane successive solo se il segnale di frenata riuscirà a consolidarsi e scendere ulteriormente (e lì, lo sapete, servono conferme: heat flux a 100 hPa, PV/Z 10–30 hPa per la morfologia displacement/split, e soprattutto l’evoluzione del vento a 10 hPa/60N run dopo run).
In sintesi “da faccia a faccia”: bella spinta d’onda, bel disturbo, VP sotto stress; ma al momento è più una storia di indebolimento e deformazione che una storia di reversal netto. E proprio per questo, i prossimi aggiornamenti contano: se ECMWF smette di far recuperare l’alta strato e contemporaneamente intensifica il blu tra 30–10 hPa, allora la partita si alza di livello. Se invece resta questo ping-pong in cima e sotto non affonda, avremo avuto un disturbo significativo ma non “storico” in senso tecnico.
Comunque vedendo le mappe del geo fu berlin, in realtà reading da un pò di giorni, specie sulle carte degli ep, sta migliorando sensibilmente, specie nel tentativo di cambio segno dell'u change più o meno su tutte le quote. Sicuramente di contro dovremmo vedere gfs, che credo veda un disturbo d'onda molto più pronfondo rispetto a reading. Purtroppo stratobserve non aggiorna più, però si dovrebbe fare un paragone tra i due. Vedo più intrusitivà in gfs.Una buona giornata a tutti. Di seguito un analisi sullo stato del vortice polare. Titolo del nuovo articolo: EP-flux ECMWF 12–240h + Zonal Mean: il VP prende una sberla in alta strato, poi prova a ricompattarsi ma resta “stressato” sotto
Ragazzi, vi metto in fila il ragionamento usando tutta la sequenza EP-flux (12→240h) e il pannello “temp_wind”. Prima chiave di lettura, così parliamo la stessa lingua: le frecce sono il flusso di Eliassen–Palm (quindi quanta attività d’onda prova a salire e a convergere verso il polo), mentre i colori sono la tendenza del vento zonale medio (u-change): blu = frenata dei westerlies, rosso = accelerazione/recupero del jet. In strato, quando le frecce entrano “decise” e compare blu in area polare, stiamo guardando un deposito di quantità di moto che mette in difficoltà il vortice.
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Parto dall’Analisi/12h (28 gennaio): si vede già una struttura d’onda ben impostata che risale dalla media latitudine. In troposfera (circa 300–200 hPa) c’è un segnale di forcing tra ~35 e 45N, con frecce che puntano verso l’alto: è il classico “motore” che può alimentare la propagazione verticale. Sopra, tra 10 e 3 hPa, però, si nota anche un’area rossa importante ad alte latitudini: vuol dire che in quel momento il night jet in alta strato non è affatto “molle”, anzi tende a rinforzare, quindi il sistema parte ancora con un vortice che non sta cedendo gratis.
A +24h (29 gennaio) la musica cambia: aumenta la componente verticale delle frecce tra ~45–60N e si vede un primo nucleo blu tra ~20 e 40 hPa attorno a 50–60N. Non è il colpo pieno, ma è un segnale coerente con un’onda che riesce a infilarsi e inizia a lavorare sul flusso medio, soprattutto in strato media.
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Il salto di qualità vero arriva tra +48h e +72h (30–31 gennaio). Qui, guardate la struttura: le frecce diventano molto verticali e robuste e vanno a “sparare” dentro la stratosfera alta, e contemporaneamente compare un blu enorme tra circa 2–10 hPa e 60–75N. Questo è, senza girarci intorno, il classico pattern da wave driving efficace: l’onda non sta solo salendo, sta convergendo e sta frenando in modo netto i westerlies dove il vortice è più sensibile. Se devo dirla come la direi a voce: in quelle 48–72 ore ECMWF vede un VP che prende una bella martellata in alta strato.
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A +96h (1 febbraio) si vede che il colpo è passato il massimo: la propagazione resta presente, ma comincia a comparire un segnale rosso alle quote più alte (1–2 hPa) e alle alte latitudini. Questo, nella pratica, spesso è il “rimbalzo” del sistema: dopo una frenata importante, l’alta stratosfera tende a provare un recupero del getto, oppure cambia il modo in cui l’onda interagisce col flusso di fondo (non è raro vedere alternanza frenata/recupero in cima, mentre sotto resta una cicatrice più duratura).
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A +120h (2 febbraio) il messaggio è proprio questo: in alto (1–3 hPa) torna un segnale di accelerazione su settore polare, mentre l’attività d’onda rimane visibile ma meno “dirompente” rispetto a 30–31. È come se il VP dicesse: ok, ho incassato, ma provo a ricompattarmi sopra.
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Ed è qui che diventano interessanti +144h, +168h, +192h, +216h (3–6 febbraio): l’alta stratosfera continua a mostrare fasi di recupero (rosse) a tratti, però in parallelo si intravede una fascia più credibile di decelerazione (blu) che tende a prendere spazio tra ~20 e 70 hPa e tra ~60 e 80N. Questo dettaglio per me vale oro, perché è la zona dove inizi a capire se l’episodio resta “rumore” in alta strato o se lascia un’impronta capace di scendere di quota. Non stiamo vedendo un crollo lineare, ma vediamo un VP che, pur tentando di rinforzare in alto, continua a essere disturbato e a perdere qualcosa nella colonna medio-bassa.
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Arriviamo al +240h (7 febbraio): qui il quadro si fa più “a due piani”. In alta strato si nota ancora un gioco di spin-up/spin-down (con aree rosse e blu vicine), mentre tra ~10 e 30 hPa sul lato polare compare di nuovo blu, e le frecce restano impostate in modo da alimentare l’interazione. Tradotto: ECMWF, a 10 giorni, non ci sta dicendo “tutto finito”, ci sta dicendo “il vortice prova a recuperare in alto, ma sotto resta vulnerabile e la dinamica d’onda continua a bussare”.
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Ora, incrociamo col pannello “temp_wind”, che è quello che mette i piedi per terra. Il vento zonale a 60N resta positivo a tutte le quote: a 10 hPa e 30 hPa siamo su valori ancora da vortice “in piedi”, con una flessione ma senza reversal. E questo è il punto chiave: per parlare di Major SSW servirebbe la classica inversione del vento medio a 10 hPa/60N, e qui non la vediamo. Quello che vediamo invece è coerente con quanto racconta l’EP-flux: una frenata importante soprattutto in alta strato (1–5 hPa calano e poi si assestano), mentre la media strato (10–30 hPa) perde un po’ di giri ma rimane westerly. Anche il gradiente termico 90N–60N resta mediamente negativo (quindi Polo più freddo di 60N), con qualche oscillazione: segnale di disturbo e rimodulazione, non di ribaltamento completo del sistema.
Se devo dare la “diagnosi” in modo chiaro per il forum: questa sequenza non mi racconta un VP che collassa in modo secco e definitivo; mi racconta un VP che viene colpito duro tra 30 e 31 gennaio in alta stratosfera, poi tenta un recupero nella parte più alta, ma resta disturbato e non pulito nella colonna medio-bassa. È una configurazione che può preparare terreno a una fase più favorevole a AO/NAO negative nelle settimane successive solo se il segnale di frenata riuscirà a consolidarsi e scendere ulteriormente (e lì, lo sapete, servono conferme: heat flux a 100 hPa, PV/Z 10–30 hPa per la morfologia displacement/split, e soprattutto l’evoluzione del vento a 10 hPa/60N run dopo run).
In sintesi “da faccia a faccia”: bella spinta d’onda, bel disturbo, VP sotto stress; ma al momento è più una storia di indebolimento e deformazione che una storia di reversal netto. E proprio per questo, i prossimi aggiornamenti contano: se ECMWF smette di far recuperare l’alta strato e contemporaneamente intensifica il blu tra 30–10 hPa, allora la partita si alza di livello. Se invece resta questo ping-pong in cima e sotto non affonda, avremo avuto un disturbo significativo ma non “storico” in senso tecnico.






Ciao eug 29, guarda, la tua lettura ci sta tutta e infatti è proprio lì che secondo me va messo il fuoco: negli ultimi giorni Reading, sui pannelli FU Berlin/EP, sta dando segnali più “convinti” rispetto a prima, soprattutto perché l’u-change tende davvero a virare più spesso verso valori negativi e su uno spessore maggiore della colonna. E quando io vedo un cambio di segno che prova a coinvolgere più quote, lo leggo come un forcing d’onda che non resta confinato “in alto” ma cerca di lasciare un’impronta più strutturata.Comunque vedendo le mappe del geo fu berlin, in realtà reading da un pò di giorni, specie sulle carte degli ep, sta migliorando sensibilmente, specie nel tentativo di cambio segno dell'u change più o meno su tutte le quote. Sicuramente di contro dovremmo vedere gfs, che credo veda un disturbo d'onda molto più pronfondo rispetto a reading. Purtroppo stratobserve non aggiorna più, però si dovrebbe fare un paragone tra i due. Vedo più intrusitivà in gfs.
cambiato asse o sbaglio?
Non direi che vi siano modifiche sostanziali...parliamo di movimenti e dinamiche stratosferiche a 300h e direi che parlare di asse o di variazioni di asse non sia pertinente... cercherei in questi giorni di consolidare la dinamica e portarla sotto le 300h e verso le 240h... quando saremo a 140h allora potrebbe aver senso parlare di verifica di coupling e asse.cambiato asse o sbaglio?
E' vero pero tutta questa costanza nel vedere il lobo siberiano in tropo sempre piu grande e da ormai vari run fa veramente rabbia,manca ancora molto daiNon direi che vi siano modifiche sostanziali...parliamo di movimenti e dinamiche stratosferiche a 300h e direi che parlare di asse o di variazioni di asse non sia pertinente... cercherei in questi giorni di consolidare la dinamica e portarla sotto le 300h e verso le 240h... quando saremo a 140h allora potrebbe aver senso parlare di verifica di coupling e asse.
Gianmarco

