Una buona giornata a tutti. Di seguito un analisi della situazione attraverso i grafici dell epflux. Titolo del articolo:
Vortice sotto pressione: onda ben incanalata e risposta più netta in alta strato verso inizio febbraio
Mettendo in sequenza tutti i pannelli EP-flux dalle 12 alle 240 ore, mi viene fuori una storia abbastanza leggibile: l’attività d’onda c’è, a tratti entra bene nel canale e riesce a risalire, ma non lo fa in modo perfettamente continuo , almeno con questo aggiornamento. Diciamo che è un forcing “a impulsi”: in certi momenti spinge con decisione, in altri si riorganizza e perde un po’ di pulizia.
Nelle prime scadenze, sopratutto tra le 24 e 48h, il corridoio d’onda risulta impostato abbastanza bene . Le frecce dell’EP-flux partono dalle medie latitudini (40–60°N
) e tendono a inclinarsi verso la fascia polare. è proprio qui che vediamo la risposta del vento: in alta stratosfera compaiono aree blu (u-change negativo) abbastanza estese nella fascia tra 10 e 2 hPa e 60–80°N. Questo, per come lo leggo io, è il classico segnale che l’onda sta davvero scaricando momento e sta provando a frenare il getto stratosferico.
Proseguendo con l analisi, arrivo tra le 72 e 168 ore . Possiamo osservare che il quadro resta disturbato ma diventa più “mosso”. Ogni tanto possiamo notare la comparsa di nuclei rossi in altissima strato (1–3 hPa), e questi sicuramente non mi sorprendono: spesso sono tentativi di recupero/accelerazione della parte più alta del vortice, oppure semplicemente il forcing che si sposta e cambia quota/latitudine. In sostanza, al momento , non vedo una discesa ordinata del segnale, ossia discese di quelle che ti fanno pensare subito a una propagazione verso il basso pulita. È più un tira-e-molla: l’onda continua a lavorare, però la risposta non è sempre uniforme.
Arrivando nel range tra le 192 e 216 ore noto un nuovo tentativo di organizzazione. Le frecce tornano ad essere piuttosto verticali e il segnale di decelerazione riprende forza. Se devo dirla tutta, è il pannello a 240 ore (8 febbraio 12Z
) quello che mi sembra più “deciso”: lì si vede un blu davvero marcato tra 1 e 5 hPa in area polare (circa 70–85°N). Tradotto i: a quella scadenza il modello sta ipotizzando un colpo importante al vortice, ma soprattutto nella parte alta.
Il pannello del Zonal Mean mi aiuta a mettere un pò di ordine. A 60°N, il vento zonale a 1 e 5 hPa nella parte di previsione (tratto nero) tende a calare in modo evidente. Questo è un segnale coerente con l’idea di un vortice che in alto tende ad indebolirsi. Più sotto, a 10 e 30 hPa, la flessione c’è ma è più contenuta e resta su valori comunque positivi. Secondo me , questo è un passaggio chiave: finché la risposta resta principalmente “in alto”, l’accoppiamento verso il basso non lo do per scontato.
Anche il gradiente termico 90°N–60°N va nella stessa direzione. In alto (1 hPa) tende a ridursi parecchio, segno che la struttura del vortice lì sopra viene scalfita. Alle quote di 10–30 hPa, invece, il gradiente resta più spesso su valori invernali (negativi), come a dire che la parte medio-bassa non è ancora realmente ribaltata.
Al momento io vedo un vortice che viene stressato seriamente in alta stratosfera, con diversi tentativi di wave driving che trovano la strada per salire. Nello stesso tempo noto anche quella variabilità a metà corsa che mi fa pensare che il sistema non sia ancora “agganciato” in modo continuo su tutta la colonna. Non resta altro che seguire l evoluzione nei prossimi giorni.